¿Qué sucede con los judíos que permanecen en Ucrania durante la invasión rusa?

June 22, 2022

BUDAPEST – Algunos judíos se quedan en Ucrania porque no quieren dejar atrás a sus familiares fallecidos, sin saber lo que les depara el futuro, dijo el martes Aliza, una refugiada de la ciudad de Mariupol, en la conferencia anual de la Asociación Judía Europea (EJA) en Budapest.

Casi 5 millones de ucranianos han sido desplazados desde el comienzo de la invasión rusa de Ucrania el 24 de febrero, según las últimas estimaciones de las Naciones Unidas. Actualmente, según las estadísticas de la Agencia Judía, unos 200.000 judíos siguen allí.

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IL SIMPOSIO A BABYN YAR: “ACCETTARE LE SFIDE DEL FUTURO SENZA DIMENTICARE LA MEMORIA DEL PASSATO”

Guardare al futuro, alla lotta all’antisemitismo, senza dimenticare la storia, specialmente la Shoah e i suoi massacri. La memoria può dunque diventare un punto di partenza per riflettere anche sul futuro e sul presente dell’ebraismo europeo. Queste le premesse con la quale è stato aperto il simposio, organizzato dall’European Jewish Association, dai partner del Babyn Yar Holocaust Memorial Center e della Federazione delle Comunità Ebraiche dell’Ucraina, in occasione della Giornata della Memoria dedicata al massacro di Babyn Yar avvenuto a Kiev.

Tra il 29 e il 30 settembre del 1941, un reparto speciale Einsatzgruppe tedesco, assistito da due battaglioni del reggimento di polizia sud e polizia ausiliaria Ucraina, senza alcuna resistenza da parte della popolazione locale, uccisero all’interno del burrone Babi Yar, situato nel nord-ovest di Kiev, circa 33 771 ebrei. Il Babyn Yar Holocaust Memorial Center è stato creato dal decreto del presidente ucraino Petro Poroshenko il 20 ottobre 2017. Con questo l’Ucraina proponeva un nuovo approccio alla conservazione della memoria storica di quei tragici eventi. “L’Ucraina è il quarto paese per numero che sono state annoverate tra coloro che furono “Giusti tra le nazioni”. Il parlamento ucraino ha recentemente adottato una legge per combattere e prevenire l’antisemitismo nel paese e per commemorare la Shoah. La memoria è l’unico modo per combattere l’antisemitismo – ha detto nel corso della conferenza il Presidente del parlamento ucraino, Ruslan Stefanchuk- Le atrocità sono avvenute spesso perché la gente è rimasta in silenzio a causa della paura, dell’indifferenza e dell’egoismo. Lo studio della Shoah oggi è di particolare importanza per il popolo ucraino.”

Una delegazione di circa cento ministri, parlamentari, senatori, ambasciatori e giornalisti di tutta Europa riuniti in Ucraina. Due giorni intensi di seminario volti ad analizzare l’emergenza dilagante del nuovo risveglio dell’antisemitismo. Un momento per riunirsi, confrontarsi e discutere, ma soprattutto per tentare di accogliere la sfida di combattere l’antisemitismo in atto in Europa. Non nascondersi, ma affrontare il passato con un rinnovato senso di pragmatismo, trovando strategie per fronteggiare l’odio antiebraico di oggi, in tutte le sue forme.

Babyn Yar: una vergognosa pagina della storia, per anni nascosta. Al termine del seminario la delegazione si è recata nel luogo dove furono trucidati milioni di innocenti per una visita al centro Babyn Yar seguita da una cerimonia.  Il memoriale, in seguito a moltissimi sforzi per commemorare le sue vittime, ha trovato la sua ubicazione, cinque anni fa nello stesso luogo dove avvenne la tragedia.

Ad intervenire, nel corso della serata, anche il Presidente del consiglio del Babyn Yar Holocaust Memorial Center Natan Sharansky. Sharansky, nel suo videomessaggio, ha sottolineato come le autorità sovietiche abbiano tentato insabbiare l’accaduto cancellando ogni ricordo del massacro avvenuto in quel burrone. “Una commemorazione importante non solo per le vittime e per onorare la loro memoria- ha aggiunto Sharansky -ma anche per garantire che le lezioni della storia vengano apprese e ricordate nell’era in cui viviamo oggi”.

“Sono nato pochi anni dopo la Shoah, sono cresciuto in Ucraina tra i campi di sterminio, eppure non ne sapevamo nulla – spiega al pubblico Sharansky – Ecco perché oggi è così importante che il Babyn Yar Holocaust Memorial Center, che ho l’onore di presiedere, stia facendo grandi sforzi per trasformare questa “grande tomba della Shoah” in un grande museo con il suo centro di ricerca e studio.  Stiamo facendo tutto questo collaborando strettamente con il governo ucraino.”

https://www.shalom.it/blog/orizzonte-europa-bc251/il-simposio-a-babyn-yar-a-accettare-le-sfide-del-futuro-senza-dimenticare-la-memoria-del-passatoa-b1109801?fbclid=IwAR1g9_70Nyjy_rku4MgCIqlbM2bCewRz0XU2N9KhGFiZHvwhnQamV45wETY

ilmetropolitano.it

Israele: in Italia e Ungheria, la miglior qualità di vita per gli ebrei europei

Il quotidiano Israeliano The Jerusaleme Post, ci ha fatto sapere che fra tutti i paesi dell’Unione Europea, Italia e Ungheria offrono agli Ebrei una qualità di vita migliore, mentre Polonia, Belgio e Francia sono in fondo alla lista.

I dati raccolti provengono dall’Istituto di Ricerca Politica di Londra, che sono stati resi noti nella giornata di ieri a Budapest, alla conferenza annuale dell’Associazione degli ebrei di Europa. Si tratta di uno studio durato due anni di Daniel Statsky.

Questi studi prendono in considerazione, fattori antropologici e sociali come: la lotta all’antisemitismo, la sicurezza della comunità ebraica locale, la libertà di culto, lo sviluppo della cultura ebraica, il ricordo della Shoah e l’adozione della definizione di antisemitismo dell’Ihra (l’Alleanza internazionale sul ricordo dell’Olocausto), nonché l’impostazione del voto di ciascun Paese nelle mozioni ONU su Israele (Fonte: Ansa.it).

Israele: in Italia e Ungheria, la miglior qualità di vita per gli ebrei europei

Stunning religious practice in Europe

If the European Union wants to welcome Jews and Muslims, it needs to make their legitimate religious practices welcome as well.
Last week, the Court of Justice of the European Union (CJEU), the EU’s highest court, dealt a serious blow to ritual Jewish and Muslim methods of animal slaughter. The court upheld a Belgian law that requires that animals must be stunned before they are killed. Neither Jewish nor Muslim law allows for stunning in the slaughter process.
Proponents of the CJEU ruling and supporters of the Belgian law assert that the stun-first approach is more humane. Critics argue that properly executed slaughter is less painful and less traumatic for the animals. Either way, the ruling is a serious setback for religious freedom in Europe. And it isn’t clear whether the ruling would also prohibit the importation of slaughtered meat that has not observed the stun-first requirement.
Rabbi Pinchas Goldschmidt, president of the Conference of European Rabbis, urged reconsideration. “Europe needs to reflect on the type of continent it wants to be. If values like freedom of religion and true diversity are integral, then the current system of law does not reflect that and needs to be urgently reviewed,” he said.
According to the CJEU, its ruling actually protects religious practices and doesn’t prohibit any religious observance. It argued that the ruling permitted religious practices since it “allow[s] a fair balance to be struck between the importance attached to animal welfare and the freedom of Jewish and Muslim believers to manifest their religion.”
That superficial analysis by the CJEU is remarkably naive and misinformed, since it improperly assumes that religious slaughter can be performed on a stunned animal. It cannot. And, besides, Jews and Muslims don’t want to “manifest” their religion — they want the freedom to practice their religions.
Two distinct elements in European society are promoting the ban on ritual slaughter. Opponents on the left are concerned about animal welfare, and see ritual slaughter as inhumane. Opponents on the far right are ultranationalists, who see Jewish and Muslim practices as alien imports to Christian Europe. Strange bedfellows, indeed. But through their issue alliance, opposition to ritual slaughter has taken on a life of its own, without regard to the sensibilities of Jews and Muslims.
According to Rabbi Menachem Margolin, the head of the Brussels-based European Jewish Association, had Belgium’s parliament “engaged properly with Jewish community officials before banning the practice, some satisfactory solutions could have been found, as has been the case in the Netherlands and elsewhere, because the method of slaughter is not crueler or [more] painful to animals than other methods.” But no such effort was made.
Not every Jew in Europe eats kosher meat. But the availability of kosher food is one of the markers of a thriving Jewish life. In a pluralistic society, every effort must be made to enable such religious observances. If the European Union wants to welcome Jews and Muslims, it needs to make their legitimate religious practices welcome as well.
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